Osteoporosi: prevenzione, diagnosi e trattamento
L’osteoporosi è una patologia diffusa a livello mondiale, caratterizzata dalla riduzione della massa ossea e dall’alterazione della microarchitettura del tessuto osseo, con conseguente aumento della fragilità e del rischio di fratture. Con l'invecchiamento della popolazione, la prevalenza dell’osteoporosi è destinata a crescere: si stima che circa 200 milioni di persone siano colpite e che ogni anno si verifichino circa 8,9 milioni di fratture osteoporotiche, soprattutto a livello di anca, vertebre e avambraccio. Tali fratture comportano un’elevata morbilità, un aumento della mortalità e una significativa riduzione della qualità della vita, oltre a un importante impatto economico sui sistemi sanitari.
Fattori di rischio
I principali fattori di rischio per l’osteoporosi includono età avanzata, sesso femminile e stato postmenopausale, ipogonadismo o menopausa precoce, basso indice di massa corporea, familiarità ed etnia (i soggetti caucasici presentano un rischio maggiore rispetto ad altre popolazioni), artrite reumatoide, bassa densità minerale ossea (BMD), carenza di vitamina D, apporto insufficiente di calcio, ipercifosi, fumo, consumo eccessivo di alcol, immobilizzazione e uso prolungato di farmaci quali glucocorticoidi, anticoagulanti, anticonvulsivanti, inibitori dell’aromatasi, chemioterapici e analoghi del GnRH.
Alcune condizioni sistemiche, sindromi da malassorbimento e patologie endocrine possono determinare forme di osteoporosi secondaria.
Diagnosi
L’osteoporosi è spesso una patologia silente fino alla comparsa della frattura; per questo lo screening riveste un ruolo fondamentale. La diagnosi si basa sulla misurazione della densità minerale ossea (BMD) a livello di anca e rachide mediante densitometria a raggi X a doppia energia (DEXA).
Secondo i criteri dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, l’osteoporosi è definita da un T-score ≤ −2,5 deviazioni standard rispetto alla media di una popolazione di riferimento giovane sana. La BMD viene espressa come T-score: valori > −1,0 sono considerati normali; valori compresi tra −1,0 e −2,5 indicano osteopenia; valori ≤ −2,5 definiscono osteoporosi.
Le linee guida raccomandano lo screening DEXA per tutte le donne ≥65 anni, per gli uomini ≥70 anni, per le donne in postmenopausa con fattori di rischio o fratture da fragilità e per i soggetti in terapia o con condizioni associate a perdita ossea.
Biomarcatori del turnover osseo
I biomarcatori del turnover osseo (BTM) riflettono i processi di formazione e riassorbimento osseo e possono essere misurati nel siero o nelle urine.
I marker di formazione includono fosfatasi alcalina ossea (B-ALP), osteocalcina e P1NP; quelli di riassorbimento comprendono CTX, NTX, deossipiridinolina e TRAP 5b.
Sebbene utili per monitorare la risposta al trattamento e valutare l’aderenza terapeutica, i BTM non sono indicati per la diagnosi di osteoporosi. CTX e P1NP sono tra i marcatori più utilizzati per valutare rispettivamente il riassorbimento e la formazione ossea; tuttavia, il CTX è influenzato dall’assunzione di cibo e richiede un prelievo a digiuno nelle ore mattutine.
Prevenzione
La gestione dell’osteoporosi inizia con interventi non farmacologici raccomandati a tutta la popolazione a rischio:
- Prevenzione delle cadute: correggere i difetti visivi, ridurre i farmaci che alterano l’equilibrio e minimizzare i rischi domestici (pavimenti scivolosi, ostacoli, scarsa illuminazione).
- Attività fisica regolare: esercizi con carico, rinforzo muscolare e training dell’equilibrio, utili per preservare la massa ossea e ridurre il rischio di cadute.
- Stile di vita: sospendere il fumo ed evitare il consumo eccessivo di alcol.
Alimentazione adeguata: è fondamentale garantire un apporto adeguato di proteine, calcio e vitamina D. L’assunzione giornaliera raccomandata di calcio è di 1.000 mg/d per adulti tra 19 e 50 anni e per uomini tra 19 e 70 anni; aumenta a 1.200 mg/d nelle donne >50 anni e negli uomini >70 anni.
Per la vitamina D, la RDA è di 600 UI/d fino ai 70 anni e 800 UI/d oltre i 70 anni. Le donne in postmenopausa rappresentano una popolazione particolarmente a rischio e dovrebbero attenersi a tali raccomandazioni.
L'uso cronico di glucocorticoidi rappresenta una delle principali cause di osteoporosi secondaria: questi farmaci riducono la formazione ossea inibendo l'attività degli osteoblasti, aumentano il riassorbimento osseo stimolando gli osteoclasti, alterano il metabolismo del calcio (riducendo l'assorbimento intestinale e aumentando l'escrezione renale) e favoriscono la perdita di massa muscolare, incrementando il rischio di cadute.
Per questo motivo, i pazienti in terapia corticosteroidea a lungo termine dovrebbero essere sottoposti a una valutazione del rischio osteoporotico e a monitoraggio periodico.
In questo contesto, l’integrazione nutraceutica può rappresentare un supporto utile nella gestione della salute ossea, come nel caso di formulazioni specifiche quali ERUCALIX.