Serenoa Repens e iperplasia prostatica benigna
L’iperplasia prostatica benigna (IPB) è una condizione estremamente diffusa nella popolazione maschile e rappresenta una delle principali cause di disturbi urinari dopo i 50 anni. L’incidenza aumenta progressivamente con l’età: oltre il 50% degli uomini sopra i 50 anni presenta segni clinici o istologici di IPB (*), percentuale che può arrivare fino al 80–90% negli uomini oltre gli 80 anni. Non tutti sviluppano sintomi clinicamente rilevanti, ma quando presenti questi possono incidere in modo significativo sulla qualità della vita, determinando difficoltà minzionale, riduzione del flusso urinario, urgenza e nicturia.
L’invecchiamento della popolazione e la maggiore prevalenza di stili di vita sedentari stanno contribuendo a un aumento dei casi diagnosticati. Per questo motivo gli specialisti suggeriscono una valutazione urologica a partire dai 50 anni, o già dai 45 anni nei soggetti con familiarità o altri fattori di rischio. Una diagnosi precoce consente di monitorare l’evoluzione del quadro clinico e scegliere l’approccio terapeutico più appropriato.
Serenoa repens: utilizzo e nuovi dati sugli effetti avversi
La Serenoa repens è un estratto lipidosterolico ottenuto dai frutti della palma nana americana, largamente impiegato in Europa come supporto per i sintomi urinari associati a IPB lieve o moderata. Il suo utilizzo si basa su un’azione di modulazione dell’attività della 5α-reduttasi e su effetti anti-infiammatori documentati in studi preclinici.
Un recente lavoro pubblicato sul British Journal of Clinical Pharmacology ha analizzato una serie di casi clinici nei quali sono stati riportati effetti sessuali e psichiatrici in soggetti che assumevano Serenoa repens. Gli autori hanno ipotizzato la possibilità di una sindrome post-Serenoa (PSS), caratterizzata da sintomi persistenti dopo la sospensione del trattamento. Nel campione osservato, il 61% dei casi ha manifestato sintomi entro il primo mese di utilizzo, con dosaggi compresi tra 300 e 600 mg al giorno.
È fondamentale sottolineare che si tratta di una case series osservazionale, quindi non in grado di stabilire un nesso causale certo. Tuttavia, i dati richiamano l’attenzione sulla necessità di monitorare attentamente eventuali effetti avversi, soprattutto in soggetti predisposti.
Effetti avversi: il confronto con gli inibitori farmacologici
Le manifestazioni riportate nei casi descritti comprendono principalmente riduzione della libido, disfunzione erettile, sintomi ansioso-depressivi e, più raramente, disturbi gastrointestinali lievi. Questi quadri clinici ricordano, per alcuni aspetti, quanto osservato con gli inibitori farmacologici della 5α-reduttasi come finasteride e dutasteride.
Nel caso della finasteride, la letteratura scientifica riporta segnalazioni di effetti sessuali persistenti e, in una minoranza di casi, sintomi psichiatrici anche dopo sospensione del trattamento. La cosiddetta Post-Finasteride Syndrome è ancora oggetto di dibattito nella comunità scientifica, ma ha portato le autorità regolatorie a raccomandare particolare cautela nei soggetti con anamnesi di disturbi dell’umore.
Queste evidenze rafforzano l’importanza di valutare attentamente eventuali comorbidità psichiatriche prima di intraprendere trattamenti che interferiscono con l’attività della 5α-reduttasi, sia di natura farmacologica sia fitoterapica.
Meccanismo d’azione e equilibrio ormonale
La 5α-reduttasi è l’enzima responsabile della conversione del testosterone in diidrotestosterone (DHT), androgeno dotato di maggiore affinità per il recettore androgenico e coinvolto nella crescita del tessuto prostatico. La modulazione di questo enzima rappresenta uno dei principali bersagli terapeutici nell’IPB.
È importante precisare che, a differenza degli inibitori farmacologici selettivi, la Serenoa repens non determina un blocco completo della formazione di DHT, ma una modulazione parziale dell’attività enzimatica. La riduzione dei livelli di DHT osservata con Serenoa è generalmente inferiore rispetto a quella ottenuta con finasteride. Tuttavia, qualsiasi intervento sull’asse androgenico può teoricamente influenzare l’equilibrio ormonale individuale.
Un’alterazione significativa del rapporto tra testosterone e DHT può ripercuotersi non solo sulla funzione prostatica, ma anche sulla sfera sessuale e, indirettamente, su alcuni aspetti neuroendocrini legati al tono dell’umore. Per questo motivo è opportuno che l’assunzione di sostanze attive sulla 5α-reduttasi avvenga sotto controllo medico, con monitoraggio dei sintomi.
OXIBLUME e modulazione dell’omeostasi prostatica
In questo contesto si inseriscono approcci nutraceutici orientati non all’inibizione completa dell’enzima, ma alla regolazione dell’equilibrio androgenico. OXIBLUME, da solo o in associazione con coenzima Q10, è stato sviluppato con l’obiettivo di contribuire alla modulazione dell’attività della 5α-reduttasi, favorendo il mantenimento dell’omeostasi prostatica.
Le analisi disponibili indicano che il meccanismo d’azione di OXIBLUME si basa su una modulazione dell’enzima, con l’obiettivo di sostenere un equilibrio fisiologico tra testosterone e diidrotestosterone, senza configurarsi come un inibitore farmacologico completo. L’associazione con coenzima Q10 aggiunge un supporto sul piano metabolico e ossidativo, aspetti rilevanti nella fisiologia cellulare prostatica.
La gestione dell’IPB richiede sempre una valutazione personalizzata. Un approccio integrato, fondato su dati scientifici solidi e su una corretta informazione del paziente, rappresenta oggi la strategia più razionale per preservare la salute prostatica nel lungo termine.
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* Firenzuoli F, Firenzuoli B, Mascherini V, et al. Can we identify a post-Serenoa syndrome (PSS)? A case series on sexual and psychiatric side effects of Serenoa repens. Br J Clin Pharmacol. 2026;1–10.